Informazioni personali

sabato 11 luglio 2009

"ESCI DAL KARMA"

Mi sono resa conto che nella propria vita é come rivivere sempre la stessa età. Fate voi, 8, 10, 13 anni. E' uguale. Hai sempre la stessa età, rimani tu, le situazioni si ripetono uguali ma ecco cosa cambia: sono sempre più forti. Il primo sguardo diventa il primo bacio e una carezza timida diventa amore (o sesso, dipende dal caso). Una battutina diventa la pugnalata alle spalle di una persona stimata e amata.
Puoi soltanto esserti fatto le ossa o meno, é un continuo verificare se hai capito dai tuoi sbagli, e dai che ti ridai rivedi quelle cose, quegli atteggiamenti. Quindi in fin dei conti sei tu che devi deciderti a non ricaderci no? O il mondo é tutto uguale o la vita ama ripetere se stessa per vedere se stavolta ti frega o no. Per qualcuno é un dio che lo mette alla prova.
O forse é solo vita e basta, e tutto ciò che bisogna fare é prendersi meno sul serio, cercare a tutti i costi di essere felici, senza troppi rimpianti, con le paure che non ti fanno commettere sbagli enormi e il desiderio di farne che te ne fa fare di bellissimi, incassa e rialzati.

venerdì 26 giugno 2009

Generazione che non sorride mai

Faccio parte della generazione "1000 euro" se tutto andrà bene, faccio parte della generazione che non sa cosa mettere non perché non ha nulla da mettersi addosso ma non riesce a pensare, ha troppo, ha tutto, non ha niente. Allo stesso modo non sa crescere e costruirsi, cammina sempre e sempre come ai bordi dell'autostrada: fuori pericolo ma mai fuori del tutto dalla strada. Si parla di precarietà...precari. Il termine precario mi fa venire in mente una sedia che non si regge sulle sue gambe. Un minimo la sedia si regge però, a noi sembrano segarci le gambe e toglierci il bastone, mendichiamo un lavoro che ci spetta, stiamo lottando per una cosa che deve esserci e basta e che cos'é questo se non l'assassinio del sogno, il sogno di diventare grandi e di farcela da soli, invece guardi i tuoi e gli dici che ancora devono tenerti la mano, anche se si é fatta grande e la loro é sempre più piccola.
La consapevolezza che non c'é un orizzonte finito é tipico di questa età, il dopo laurea mette sempre in crisi ma non dovrebbe mettere in dubbio un fatto naturale, la natura non smette mica da un giorno all'altro di evolversi. Tutto scorre, tutto prosegue, o meglio, si sopravvive e sempre più si assottiglia il confine tra la propria identità e il lavoro: lavoro dunque sono. E' giusto? No. Non siamo un lavoro, siamo quello che siamo. C'é anche altro, molto altro e questo altro non ci aspetterà per sempre. Va afferrato al volo come una fune per farci arrivare dall'altra parte.
Siamo la generazione che guarda davanti a sé, non ha fune, aspetta che qualcuno gliene lanci una, un tarzan senza giungla.
Andare a dormire mentre il mondo si sveglia é appagante quanto gioire dell'essere riusciti a rubare un prezioso tesoro mentre ancora nessuno se ne é accorto.

venerdì 12 giugno 2009

Oddio da quanto tempo non scrivo.
Ne é passato di tempo, chissà perché poi quando uno rinizia a scrivere qualcosa subito dopo sarà colto da questa febbre che lo spingerà a scrivere a scrivere e a scrivere ancora...e poi basta.
La verità é che non siamo padroni del nostro cervello, almeno non fino in fondo (non quanto vorremmo almeno), dunque il guizzo di creatività e spunto intelligente che domina il momento scemerà presto.
Meglio approfittarne dunque, ma non troppo. Vorrei evitare di scrivere ora Guerra e Pace e non aver nient'altro da dire per i prossimi tempi...
Ergo: oggi rispondo presente all'appello, domani si vedrà.
E' così difficile emergere tra così tante cose in una borsa...soprattutto se disordinata come la mia.

lunedì 8 settembre 2008

IO STO CON SAVIANO



"MANTOVA - Sul palco del teatro Sociale di Mantova una sedia e un tavolino di legno; sopra un computer portatile, collegato ad un proiettore, ed un ragazzo di ventinove anni in jeans e camicia bianca che parla al microfono. Ai lati del palco, in piedi, quattro poliziotti in borghese: giubbotto antiproiettili, pistola malcelata nella fondina, auricolare. Il ragazzo che parla è sottoscorta per avere scritto un libro, "Gomorra", che ha venduto più di un milione di copie; potenza della scrittura. La dodicesima edizione del Festivaletteratura chiude con l'agghiacciante rassegna stampa di Roberto Saviano, che documenta come la camorra si serva dei giornali locali per comunicare il suo pensiero e lanciare messaggi. "


[.........]


"Con il pc fa partire un servizio di una trasmissione Mediaset in cui la sorella del boss Cicciariello, quello arrestato con l'amante, a commento di "Gomorra" dice: «Cosa gli abbiamo fatto noi di Casale di Principe? Gli abbiamo violentato la moglie, gli abbiamo violentato la fidanzata, ammazzato un fratello?». È difficile addormentarsi con tali parole nella testa, assicura Saviano: «Ti distruggono la quotidianità, ti fanno capire che anche le persone intorno a te sono in pericolo». Quindi ricorda come, il giorno stesso di quel servizio televisivo, fu ucciso un uomo che aveva denunciato i camorristi nove anni prima, e a cui era stata appena tolta la scorta. "Tardariello ma mai scurdariello", recita un detto campano che non necessita di traduzione: la vita di Saviano non sarà mai più al sicuro. "


Mi chiedo se sia possibile per un individuo non sentirsi libero nel proprio Paese...

venerdì 4 luglio 2008

Una persona importante...

...mi ha detto che:


"Non è facile per me
Dire una cosa proprio a te
Che mi conosci bene come la tua pelle
Questa mattina quando te sei uscita prima di me
Sono rimasto a letto a guardar le stelle
Disteso dalla parte tua
Con il tuo calore ancora di terra di sogni che non so comprendere
Io trattenevo il respiro
Per sentire il silenzio
Di una stanza quando non ci sei
Abbracciavo il cuscino
Per cercare il profumo
Di una notte dai capelli tuoi… e non ci riuscirò mai…. Mai
A
dirti quanto bella sei.. sei
Quanta vita mi dai… dai
E quello che tu sei per me… per me.. per me…per me….per me…
Sei l’altra parte della luna
Il fuoco che non si consuma
Il tuono che precede il lampo
La cassaforte del mio tempo
E’ difficile poi
Ritrovarsi tra noi
Con addosso dieci anni insieme
L’abitudine sai è il peggiore dei guai
Si diventa come due vecchi comici
Che non ridono più
Che non inventano più
Che sono li a rassicurare il pubblico
Io ti amo.. e mi vergogno anche un po’
Come un bambino io continuo a dirtelo
E non ci riuscirò mai.. mai
A
dirti quanto bella sei.. sei
Quanta vita mi dai… dai
E quello che tu sei per me… per me.. per me…per me….per me…
Fedele non sarò mai
Ma
non ti tradirò mai
Sai
che fedele io non sono a niente
Io non lo sono con me
Io non lo sono con te
Neanche con dio nemmeno con la gente
Non ti amerò come vuoi
Perché non so dire noi
Però lo sai che posso darti il sole
È solo insieme a te
Che io ho capito perché
È così bella la parola amore
E non ci riuscirò mai.. mai
A
dirti quanto bella sei.. sei
Quanta vita mi dai… dai
E quello che tu sei per me… per me.. per me…per me….per me…
Tu sei la signora dell’olimpo
La pioggia che ravviva il campo
La madre che non mi somiglia
Il battito delle mie ciglia
La notte dove addormentarmi
E l’ala dove ripararmi
Tu sei il pericolo costante
La mia miniera di diamante per me.. per me…per me….per me…"

(Jovanotti - Per me)



grazie.

Magia!

Premio strega.
Un 25enne col faccino pulito parla della solitudine dei numeri primi. Soli soletti.
I numeri primi siamo noi, certo, visti come siamo realmente, sempre isolati pur stando in mezzo ad altri come noi, anche loro numeri primi, soli e solitari, uno stato che può essere la fine oppure l'inizio se riuscissimo a trasformare questa "malattia" nella forza e nell'energia che nasconde.
Come farlo? Forse la maturità é la chiave, il momento in cui ci si rende conto che non é un difetto essere numeri primi, che non c'è nulla di cui vergognarsi, che si é forti e che possiamo scalare il mondo e arrivati in cima, mettercelo in tasca.
Bravo Giordano.
Lo leggerò.