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venerdì 26 giugno 2009

Generazione che non sorride mai

Faccio parte della generazione "1000 euro" se tutto andrà bene, faccio parte della generazione che non sa cosa mettere non perché non ha nulla da mettersi addosso ma non riesce a pensare, ha troppo, ha tutto, non ha niente. Allo stesso modo non sa crescere e costruirsi, cammina sempre e sempre come ai bordi dell'autostrada: fuori pericolo ma mai fuori del tutto dalla strada. Si parla di precarietà...precari. Il termine precario mi fa venire in mente una sedia che non si regge sulle sue gambe. Un minimo la sedia si regge però, a noi sembrano segarci le gambe e toglierci il bastone, mendichiamo un lavoro che ci spetta, stiamo lottando per una cosa che deve esserci e basta e che cos'é questo se non l'assassinio del sogno, il sogno di diventare grandi e di farcela da soli, invece guardi i tuoi e gli dici che ancora devono tenerti la mano, anche se si é fatta grande e la loro é sempre più piccola.
La consapevolezza che non c'é un orizzonte finito é tipico di questa età, il dopo laurea mette sempre in crisi ma non dovrebbe mettere in dubbio un fatto naturale, la natura non smette mica da un giorno all'altro di evolversi. Tutto scorre, tutto prosegue, o meglio, si sopravvive e sempre più si assottiglia il confine tra la propria identità e il lavoro: lavoro dunque sono. E' giusto? No. Non siamo un lavoro, siamo quello che siamo. C'é anche altro, molto altro e questo altro non ci aspetterà per sempre. Va afferrato al volo come una fune per farci arrivare dall'altra parte.
Siamo la generazione che guarda davanti a sé, non ha fune, aspetta che qualcuno gliene lanci una, un tarzan senza giungla.

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