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martedì 24 novembre 2009
Panta rei
Quella donna, potrebbe conquistare il mondo!!!!......(non appena la giovane sfonatrice avrà finito di metterle il lucidante anticrespo, dopo la piastra....."con questo tempo!" sorride la giuliva)
E se una donna cambia il look al proprio blog??
Niente.
Cambiamento ragazzi, puro e semplice cambiamento, cioè "c" "a" "m" "b" "i" ...eccetera eccetera....: PANTA REI, PANTA REI. (o forse è quella roba ...DDA?? disturbo del livello di attenzione, o roba simile....)
E c'era troppo rosa nel blog prima, non trovate???
(udì un grande rimbombo come nel profondo di un pozzo...che le ritornò indietro come un cane fedele col suo padrone)
martedì 10 novembre 2009
racconto semi-casuale
Decise che era ora di uscire.
Prese le sue cose, tutte storte, le sue brutte frasi, gli imbarazzi e li ficcò nella sua bella borsa vecchia.
Portò la borsa alla bocca e sussurrò a sé queste parole “nonostante tutto qui c'entrate ancora”.
Le sue abitudini, le sue mani che tanto avevano carezzato momenti non vissuti, le sue rughe le stavano a dire di se stessa e della sua vita: un ammasso sulla fronte: quante rabbie, quante bugie vi hanno scolpito. E se le carezzava.
Quando fu al piano di sotto lo fissò negli occhi.
Non era mai stata così dura.
Lui le disse di sì, che avrebbe fatto quello che gli aveva chiesto. Aveva tutto con sé. O meglio il poco che aveva, ma lo teneva sì, ben stretto. Anche le tue tasche vuote sono sempre tue.
Non si è mai visto un uomo senza tasche. Doveva pur averle. Così quel disordinato arruffato involtolo di lenzuola colorate e sporcate dal tempo e dalla polvere.
Eppure nell'insieme a lei parve così preciso: il suo essere arruffato e quel suo unico desolato bagaglio lo rendevano lui, e a lei questo bastava. Lo sapeva, non poteva farne a meno. Non lo avrebbe più voluto con sé senza le sue macchie, le sue viltà e le sue colpe. Era il suo dolce e tenero colpevole, voleva tenerselo per sé. Anche se lui fosse volato giù dalla finestra verso gli abissi di un mare oscuro e pungente, lei lo avrebbe aspettato, alla finestra come una giovane Penelope che anziché non completare la tela non completava la sua vita.
Era questo: una vita scucita, senza la trama giusta, una serie di maglie indecise e storte la rendevano quello che era: una tela sgualcita, senza un disegno preciso ma lui la amava ugualmente.
Le sue doppie punte, i suoi occhi profondi e le sue rughe, ah già, le sue bellissime e profonde rughe.
Era l'unica donna giovane del paese ad avere quelle tracce di una vita sul volto. Tutti avevano fatto dei figli per dimostrare di non essere immortali e per cercare di diventarlo in qualche modo,lei aveva solo quelle maledette rughe. Eccomi, eccole, siamo qui e non potete farci nulla, è così e basta.
Lasciateci andare, andremo dove nessuno è mai stato, dove non c'è un sole di giorno, ma è sempre notte, dormiremo un sonno profondo e ci sveglieremo quando le mie rughe saranno scomparse e lui sarà tornato.
Le prese il volto tra le mani, le sue mani grandi e forti come quelle di un contadino che non aveva mai lavorato e lunghe e disegnate come se Michelangelo ci avesse messo le sue di mani, come se gliele avesse fatte apposta per contenere il suo viso. Ecco perché quando lo fece, a lei sembrò di sentirsi come quei pezzi di granito che vengono restituiti alla terra, incassati nel loro vano, proprio da dove erano stati presi. In pace, in natura.
Perché era così che si sentivano: come due pezzi, diversi e mal assortiti, con tante altre parti attaccate: ognuno aveva le sue zavorre. Ma quando si guardavano, anche se lei gli guardava un braccio o lui le guardava il suo collo bianco, erano completi ma non potevano dirlo a nessuno: l'invidia del mondo li avrebbe separati e tutti li avrebbero odiati.
Si limitavano a guardarsi così, l'uno all'insaputa dell'altro.
Le sue rughe sottolineavano come lei muoveva gli occhi percorrendo le sue spalle e lui aveva le mani stanche, stanche di battere sulla sua finestra che lei fingeva di non sentire. Poi si girava nel letto e affondava felice il volto in un sogno dove lei si sarebbe affacciata da quella finestra, avrebbe raccolto prima le sue cose e lo avrebbe preso e se lo sarebbe portato via.
sabato 11 luglio 2009
"ESCI DAL KARMA"
Puoi soltanto esserti fatto le ossa o meno, é un continuo verificare se hai capito dai tuoi sbagli, e dai che ti ridai rivedi quelle cose, quegli atteggiamenti. Quindi in fin dei conti sei tu che devi deciderti a non ricaderci no? O il mondo é tutto uguale o la vita ama ripetere se stessa per vedere se stavolta ti frega o no. Per qualcuno é un dio che lo mette alla prova.
O forse é solo vita e basta, e tutto ciò che bisogna fare é prendersi meno sul serio, cercare a tutti i costi di essere felici, senza troppi rimpianti, con le paure che non ti fanno commettere sbagli enormi e il desiderio di farne che te ne fa fare di bellissimi, incassa e rialzati.
venerdì 26 giugno 2009
Generazione che non sorride mai
La consapevolezza che non c'é un orizzonte finito é tipico di questa età, il dopo laurea mette sempre in crisi ma non dovrebbe mettere in dubbio un fatto naturale, la natura non smette mica da un giorno all'altro di evolversi. Tutto scorre, tutto prosegue, o meglio, si sopravvive e sempre più si assottiglia il confine tra la propria identità e il lavoro: lavoro dunque sono. E' giusto? No. Non siamo un lavoro, siamo quello che siamo. C'é anche altro, molto altro e questo altro non ci aspetterà per sempre. Va afferrato al volo come una fune per farci arrivare dall'altra parte.
Siamo la generazione che guarda davanti a sé, non ha fune, aspetta che qualcuno gliene lanci una, un tarzan senza giungla.
venerdì 12 giugno 2009
Ne é passato di tempo, chissà perché poi quando uno rinizia a scrivere qualcosa subito dopo sarà colto da questa febbre che lo spingerà a scrivere a scrivere e a scrivere ancora...e poi basta.
La verità é che non siamo padroni del nostro cervello, almeno non fino in fondo (non quanto vorremmo almeno), dunque il guizzo di creatività e spunto intelligente che domina il momento scemerà presto.
Meglio approfittarne dunque, ma non troppo. Vorrei evitare di scrivere ora Guerra e Pace e non aver nient'altro da dire per i prossimi tempi...
Ergo: oggi rispondo presente all'appello, domani si vedrà.
E' così difficile emergere tra così tante cose in una borsa...soprattutto se disordinata come la mia.
lunedì 8 settembre 2008
IO STO CON SAVIANO

venerdì 4 luglio 2008
Una persona importante...
"Non è facile per me
Dire una cosa proprio a te
Che mi conosci bene come la tua pelle
Questa mattina quando te sei uscita prima di me
Sono rimasto a letto a guardar le stelle
Disteso dalla parte tua
Con il tuo calore ancora di terra di sogni che non so comprendere
Io trattenevo il respiro
Per sentire il silenzio
Di una stanza quando non ci sei
Abbracciavo il cuscino
Per cercare il profumo
Di una notte dai capelli tuoi… e non ci riuscirò mai….
A
Quanta vita mi dai… dai
E quello che tu sei per me… per me.. per me…per me….per me…
Sei l’altra parte della luna
Il fuoco che non si consuma
Il tuono che precede il lampo
La cassaforte del mio tempo
E’ difficile poi
Ritrovarsi tra noi
Con addosso dieci anni insieme
L’abitudine sai è il peggiore dei guai
Si diventa come due vecchi comici
Che non ridono più
Che non inventano più
Che sono li a rassicurare il pubblico
Io ti amo.. e mi vergogno anche un po’
Come un bambino io continuo a dirtelo
E non ci riuscirò mai..
A
Quanta vita mi dai… dai
E quello che tu sei per me… per me.. per me…per me….per me…
Fedele non sarò
Ma
Sai
Io non lo sono con me
Io non lo sono con te
Neanche con dio nemmeno con la gente
Non ti amerò come vuoi
Perché non so dire noi
Però lo sai che posso darti il sole
È solo insieme a te
Che io ho capito perché
È così bella la parola amore
E non ci riuscirò mai..
A
Quanta vita mi dai… dai
E quello che tu sei per me… per me.. per me…per me….per me…
Tu sei la signora dell’olimpo
La pioggia che ravviva il campo
La madre che non mi somiglia
Il battito delle mie ciglia
La notte dove addormentarmi
E l’ala dove ripararmi
Tu sei il pericolo costante
La mia miniera di diamante per me.. per me…per me….per me…"
grazie.
Magia!
Un 25enne col faccino pulito parla della solitudine dei numeri primi. Soli soletti.
I numeri primi siamo noi, certo, visti come siamo realmente, sempre isolati pur stando in mezzo ad altri come noi, anche loro numeri primi, soli e solitari, uno stato che può essere la fine oppure l'inizio se riuscissimo a trasformare questa "malattia" nella forza e nell'energia che nasconde.
Come farlo? Forse la maturità é la chiave, il momento in cui ci si rende conto che non é un difetto essere numeri primi, che non c'è nulla di cui vergognarsi, che si é forti e che possiamo scalare il mondo e arrivati in cima, mettercelo in tasca.
Bravo Giordano.
Lo leggerò.
martedì 17 giugno 2008
Story
Apriva la bocca, le labbra tese nello sforzo snervante di gridare un grande O che non uscì.
Il suo viso era rosso, rosso come quando ci si strozza, ma non aveva nulla che ostruisse il suo respiro. C'era solo la sua incapacità di parlare.
C'era solo la sensazione che qualunque cosa dicesse, sarebbe stata inesatta, non pertinente, debole.
Afferrò l'aria e la chiuse nei suoi pugni freddi, raggomitolati come gatti paurosi.
Corse più che poté, giù in fondo alle scale, corse corse finché non trovò un muro. Lì si fermò, fissò le crepe di fronte a sé, sentendo che il muro parlava chiaramente di quanto fosse ridicolo un essere così completo, quale quello che era di fronte al muro, che si sente senza un sé.
Sentì che la pazzia dettava il discorso al muro. Il muro non può parlare. Lo zittirò con il mio pensiero, la mia razionalità.
Lasciò perdere il muro e continuo ad andare giù, giù per altre scale, sempre in fondo, dove c'era un garage.
Lì iniziò a inveire contro le macchine parcheggiate tranquille e indifese, belle e lucenti, i loro fari che guardavano tutto dall'alto in basso, cattive.
Si svegliò che era l'alba, l'azzurro chiaro del mattino che arriva portò con sé nuovi pensieri e propositi. La certezza che non era riuscita ancora ad imparare a vivere la assalì. Ma ormai senza sconforto, si tirò in piedi, camminò verso l'uscita, il suo vestito carino era tutto da buttare, un po' come la sua faccia e i suoi pensieri.
domenica 11 maggio 2008
Mamma, che ne dici di un incartapecorito a Milano?
Bravi, bravissimi. Già li conoscevo, ma l’uscita del nuovo album, fatta la sua conoscenza, e ricordando quelli passati, li ha consacrati. Almeno per me.
Sono particolari, eccentrici, se la tirano con buon gusto, fanno gli intellettuali che si considerano poco, l'aspetto scanzonato, provocatorio senza essere ribelle, composti, coscienti del successo, consapevoli che ce ne sarà ancora, forse, ma niente di eccezionale.
Ecco i Baustelle.
Questo ragazzo allucinato che dà voce ai loro pensieri sembra un serio vecchio che parla delle sue esperienze vissute, ma il suo corpicino gracile e il look così studiato e ben riuscito lo tradiscono.
Uno che ti dice che “l’erba ti fa male se la fumi senza stile”, beh, direi che merita di essere ascoltato.
Per questo, nel suo caso, anzi, nel loro caso, dire che "stanno fuori" é un complimento.
Stanno fuori perché sono come non ce li aspetteremmo, dato quello cui siamo abituati oggi.
Penso che non appena si propone un'immagine antitradizionale, non-convenzionale, personalmente lo trovo irresistibile, chiunque sia, o qualunque sia la cosa che ho davanti. Qualsiasi novità é la benvenuta. Ma solo quelle reali.
Diciamo che apprezzo lo sforzo, il fatto che scrivono e interpretano da sé i propri pezzi, il fatto che dal vivo sono stati bravissimi, composti, senza dover sfasciare niente. Perché, sinceramente, il periodo grunge della devastazione del palco, é passata da un pezzo. E, certo, un gruppo che si presenta composto e strambo, attira. E attira molto di più sapendo che non sono stranieri, che il look british degli ultimi tempi, emo, dei nuovi bob dylan d'oltremanica o oltre-altro, cominciava a farmi preoccupare. Possibile che noi non abbiamo proprio nulla??In Italia é davvero giunto il momento della frutta? Ho sentito qualcuno parlare del dolce, addirittura.
Invece, eccoli qua.
Amen, l'ultimo album. Si può leggere questa frase in entrambi i sensi (:"Amen" é il nome dell'ultimo album OPPURE Amen! finalmente l'ultimo album!!!).
Fatto sta che confermano l'idea che su di loro mi ero fatta grazie a La moda del lento, La malavita,...
Parlano di un po’ di tutto, di sconfitte, amarezza e assurdità quotidiane, l’amore, l’infanzia e la guerra, che è finita. Tutto viene da una voce calda, un rock dolce, le parole pronunciate vicine, precise, col loro significato un po' nascosto a volte, metafore, segni, altre volte così chiaro.
Mi é venuto in mente che vorrei ascoltarli in un teatro.
Il cantante mi ha fatto pensare subito a come ne uscirebbe Liam Gallagher da un incontro di tre con Franco Battiato. Allucinato. Un nuovo convertito. Converito alla poesia, un po’ filosofo, un po’ straccione, un po’ “incartapecorito” come si è definito sul palco.
Ovviamente il tutto é reso più affascinante dalla presenza femminile. Lei, Rachele, voce e tastiera, é elegante anche quando passeggia e sorride al pubblico dal palco.
Non mi capacito come il terzo elemento abbia a che fare coi primi due. Il chitarrista, intendo, sembra l'unico ad avere un rapporto riservato e pacato, tranquillo col suo essere uno dei baustelle. Niente eccentricità, niente occhiali strani, nessun movimento impressionante. Se ne sta al suo posto, suona benissimo, mi dà l'idea di un tenero trentenne che prende poco sul serio il resto, tranne la sua chitarra e la sua parte da suonare. L'esecutore senza sbavature, non proprio della porta accanto, ma almeno del piano superiore, che ti regge la porta dell'ascensore se hai un fascio di baguettes in mano.
giovedì 8 maggio 2008
Bombe, esplosioni, guerra
Parlo di quello che succede tutti i igiorni alle donne di questo mondo, davanti alla televisione, in questa stagione dell'anno.
Io me ne tengo alla larga e, psicologicamente, attuo delle pratiche che immunizzano il mio cervello da questi bombardamenti, ma ammetto, devo purtroppo, che la cosa é pressante.
E' il mese della pre-estate, del quasilavorofinito, del "manca-poco", insomma ci siamo capiti....fra un mese cercheremo i costumi da bagno, e qualcunoi ha già fatto un tuffo nel ponte 25aprile-1maggio.
L'arrivo della stagione calda impone alle grandi menti dei media il bombardamento dei nostri neuroni su questioni importantissime, fondamentali. Gli inestetismi della cellulite.
Non dico che non ci penso, ma, per favore, non mentre mangio, davanti al mio piatto di pasta condita da un allegro pesto pronto appena tolto dal suo altrettanto allegro vasino da due porzioni (l'ideale per la studentessa fuori sede: una oggi e l'altra domani a pranzo. Evviva la varietà).
Ma cosa gli salta in mente? che ci penso tutto il giorno?
Credono che io creda che lamodella che mi sorride sdraiata al sole su quella spiaggia bianca, mangi veramente quella roba la mattina e non faccia altro? o che giorno e notte si spalmi quella roba addosso?
Dovrei passare sul mio corpo, in particolare su quelli che si fanno chiamare i "punti critici"(che credevo fossero i luoghi a rischio rapina in città), tutta quella serie di creme, lozioni, miscugli, fanghi, "prodotti", farmaceutici e non, che compri dietro casa al supermercato, controllando tra i rasoi, i preservativi e le gomme da masticare vicino alla cassa (mi raccomando), con tutte le loro percentuali di caffeina, cetriolo, olio di questo, olio di quello?
(Tra l'altro, detto tra noi, io, di caffeina ne consumo. In effetti per ora, non ho cellulite...
Ma allora basterebbe solo berla la mattina, no??!)
Ma la cosa più bella é la fantasia per i congegni di ultima generazione: mentre ti fai la doccia ti passi un elegante rastrello-raschia-grasso, oppure, un simpatico "Roll-on"(Rulla su??!) che ti strusci beata su tutto il tuo corpo mentre fai tutt'altro, magari mentre cucini, ti fai passare le cose da una tua amica perché ora lo stai giusto passando sui glutei (si sa, i più delicati!), poi ce lo passi davanti alla tivù, oppure mentre sei al telefono con tua madre (ottimo effetto rilassante anti-ansia materna); oppure, dopo la doccia, occupi il bagno solo per piccole dieci ore, ti spalmi un kilo di lozione solo nei punti critici (i "famosi" li chiamerei), prima spremendola dalla confezione come fosse dentifricio su tutta la pelle, con attenzione; poi devi attendere pregando in aramaico, facendo la posizione yoga dell'albero felice e imparando a memoria tre versetti del Corano a scelta; successivamente puoi stendere il "prodotto", dopo quei quaranta minuti che puoi benissimo perdere nella tua fitta giornata di impegni che, da 24 ore, si accorcia sempre di più man mano che passano i giorni, che sfogli il calendario, che guardi il tuo gatto perdere pelo.
In fondo per la bellezza, questo ed altro.
Altro, appunto. E' questo "altro" che mi spaventa.
Oltre alle creme ci sono i cereali.
Avete fatto caso a quanta pubblicità c'é in tivù di cereali che "ti aiutano a mantenerti in forma"?? Tutti ora.
Tutti adesso. E mangi solo quelli. Addirittura ho letto che consigliano di mangiarne anche durante la giornata. Certo, ammetto che certo sono davvero buoni...ma chi ne mangerebbe tre volte al giorno?
Il messaggio é soprattutto questo: bisogna correre ai ripari prima dell'arrivo del nemico (il costume), e dato che sei un 'idiota patentata, non ci pensi prima, no, ci pensi una settimana prima delle vacanze.
(E con te, ci corrono pure gli addetti al marketing, perché anche se sei un'idiota, a loro non interessa. Sei un cliente, e i clienti sono il loro pane).
Ed ecco che ha inizio la saga. In una settimana digiuni a bestia, insulti chi ti mangia davanti (anche se ti siedi a tavola nell'ora del pranzo) facendo sentire in colpa tutti e ricordando la situazione attuale dei bambini del Biafra; ti guardi allo specchio ossessionata, se hai uno specchio della casa in cui ti vedi più grassa, lo maledici all'istante, magari lo rompi o ti limiti a rigirarlo; cambi canale quando vedi le pubblicità di merendine; ti compri cose che ti stanno piccole, violentando il tuo cervello, perché sarai costretta a dimagrire per entrarci (anche se hai comprato una gonna per 14anni). Sei insopportabile, dormi male, hai le occhiaie, sarai più magra forse, ma tanto infelice.
E mangi solo cereali, ricordiamolo.
Perché nello spot, la ragazza é magra dopo che mangia i cereali (ovviamente é bellissima e flirta col bagnino, e va pure a fare il bagno subito dopo aver finito l'ultimo sorso di latte senza aspettare la digestione! anche miracolosi sti cerali, penza un po'!)
Se sei più magra sei più bella, e se sei più bella trovi anche prima l'uomo della tua vita.
Intanto devi chiederti come pensi di fare colazione in spiaggia con i cereali...Sfido chiunque a presentarsi al bar con la scatola gigantesca dei cereali sotto il braccio, in ciabatte, affamate, chiedendo tazza e cucchiaio. Ricovero istantaneo.
Perché nessuno fa pubblicità mandate in onda tutto l'anno su quanto é bello mangiare?
Su quanto é bello mangiare in modo sano, poco ma buono, poco ma di tutto, fate come vi pare insomma, oppure semplicemente sponsorizzando il benessere senza schiaffare su questo messaggio la foto di un'anoressica? perché farmi vedere ogni giorno che c'é una crema che di notte, mentre io dormo, di nascosto, come un folletto, prende e mi massaggia le cosce? pensano veramente che io creda che la mattina dopo sono Cindy Crowford??
"Perché voi valete". E la salute, quanto vale? E la serenità?
Il sano equilibrio forse paga poco...
Ma lasciamo stare...é una di quelle battaglie che vive la stessa vita di un post: un giorno.
Da domani: cereali, creme e...tanta voglia di cioccolato.
venerdì 2 maggio 2008
Passeggiando
Basta un luogo frequentato e ben illuminato per rendersi conto delle stranezze che ci sono al mondo. Ma certo, a Roma, veramente ce ne sono di cose che ti sorprendono...
Basta una piazza, o vie e stradine; luoghi ad alta concentrazione di giovani-nongiovani intenti a cercare di sfruttare al massimo la movida notturna di un mercoledì sera.
Questi lo sono stati per me Trastevere, percorso in lungo e in largo, e soprattutto piazza Trilussa.
Servono pochi ingredienti.
Ti siedi sugli scalini (ricordando magari di controllare se ci sono gomme o altro prima di sederti); una compagnia disposta a fare lo stesso; un cocktail preso da "BumBum" (a Trastevere appunto), dove una seducente abitante del continente nero, che parla romano, ti frulla frutta fresca, rum e ghiaccio insieme, ciondolando il suo bacino africano a ritmo di musica "du Brasìu!".
Se poi indossi carpe che ti fanno male e stai pensando che però in fondo sono davvero carine, con il tuo ragazzo accanto che ti fa notare che non hai controllato prima di sederti, e mentre pensi ai tuoi jeans che quindi sono andati in malora, ecco, solo allora puoi goderti il potenziale comico di una piazzetta, e senza pagare nessun biglietto assisti allo spettacolo.
Se un ragazzo o ragazza vuole approcciare, dalle mie parti, dice "ciao", "ehi tu"...
A Roma no. Si comincia con un "a bella" e le sue infinite varianti (es. "a fata"), per poi procedere con un "ziaaaa!!".
Soprattutto se la ragazza in questione non risponde e il tizio insiste per attirare la sua attenzione, lui esplode finalmente con un "OOOOH!!!" che sgorga dal cuore, puro e profondo come solo un romano può fare, intenso e da uomo delle caverne.
Ovviamente se lei lo ha ignorato sin dall'inizio, e se é romana, riponderà con "ma vedi d'annattene a..." con le sue infinite varianti.
Questo non é successo, ma il tizio ha continuato da solo a rendere noto all'intera piazza che era disponibile per intrecciare una relazione non stabile.
Poi c'é il gruppetto che parla di politica, commentando sempre alla romana, le ultime battute sentite alla tivù e più giù un gruppetto di ragazzi e ragazze del sud, che non appena sentono un po' di vento si coprono con i piumini, non essendo abituati a temperature medie ma solo al loro sole estivo perenne. Le loro risate fragorose e aperte ricordano quelle delle oche felici e soddisfatte, se ne stanno sempre tutti insieme, nel paese straniero.
Questo attorno a te; volgendo lo sguardo più in basso, al centro della piazza, vedi tanti venditori ambulanti, che nessun carabiniere o poliziotto avrebbe la scortesia di cacciare, perché ormai attrezzatissimi e qualcuno anche di buon gusto.
Tutti ordinati, l'uno accanto all'altro, lottano con i possibili acquirenti italiani che trattano fino alla morte, e sorridono ruffiani davanti a quelli stranieri, i quali sono troppo desiderosi di avere un pezzo di bigiotteria italiano (perché se valentino e armani sono italiani, c'é un motivo...).
I senegalesi stanno tra di loro, raccolti, con quella parlata fatta di suoni gravi e versi primitivi, collane grosse e vestiti colorati, in piedi davanti alla loro merce di poco prezzo, abituati a fare gli africani senza imbarazzo, nel centro di Roma.
Inizi a camminare tra di loro, scrutando con sospetto la merce.
Da un lato, a terra, hai un telo enorme arancione sopra a altri cento multicolori, con dipinta una scena di caccia all'Equatore, dall'altro un tizio poco raccomandabile, anche poco pulito e anche molto losco, che vende bottiglie di birra a due euro (5 bottiglie in tutto...rubate??!mmm...) e più avanti una coppia rasta vende gonne e vestitini leggeri variopinti semi-etnici.
Accanto ci sono anche romani, che nel tempo libero o per vivere fanno gioielli fatti in casa, arrotolando alluminio o colorando metalli.
Penso proprio che qui uno non avrebbe difficoltà a farsi strada con un piccolo business del genere.
Puoi fare qualsiasi cosa. Anche vendere arrosticini fatti alla brace. Il bello é che li ho visti vendere su un ponte, così mentre passeggi mano nella mano con il tuo Lui o la tua Lei, senti odore di arrosto e un tizio che ti invita a provarli. Altro che amore e lucchetti...
Solo a Roma poi trovi un cartello, un avviso, che ti dice che qualcuno ha smarrito il suo cucciolo. C'é la foto, la descrizione dell'animale e il numero da chiamare in caso di ritrovamento.
Ecco, solo a Roma l'animale smarrito può essere un cucciolo di leopardo. Di nome Leo, che domande. Il quarto d'ora successivo ti chiedi perché uno dovrebbe smarrire a Roma un leopardo, e che forse é uno scherzo. Ma sì...é uno scherzo. O no??! Mentre ci ridi e pensi che qualcuno non ha proprio nulla da fare, pensi che il senso dell'umorismo dei romani é comunque un tantino inquietante...
E poi la ciliegina.
C'ero stata già un'altra volta, ma essendoci ripassata davanti, non posso non menzionarlo.
Solo a Roma c'é poi un locale dove il proprietario ti offre del sesso.
Nel senso...Cioccolato e alcolici sono gli ingredienti di bevande tipo "Sveltina", "orgasmo", "bottarella", "amplesso", e così via..serviti in bicchieri di cioccolato fondente.
La fantasia qui trova totale appoggio, da tutti. Se ti salta in mente una cosa, prendi e la relizzi. Magari quell'idea potresti farla diventare ristorante e nessuno penserebbe che sei fuori di testa.
domenica 20 aprile 2008
E' tempo...
E' tempo di scrivere, di trovare il tempo di ascoltarsi e di vivere quello che si vuole, tempo di decidere, tempo di schiarirsi le idee, magari intraprendere un romanzo, legerlo o scriverlo magari, un viaggio, organizzarlo, farlo, ricordarlo. Forse tutta questa ansia paranoica di questo pomeriggio grigio, appiccicoso e quasi estivo: noioso in una parola. Ma la noia non é quella che ti prende improvvisamente dopo che hai fatto tutto quello che devi fare e non sai sbattere la testa, é proprio qualcosa che si impone forte e deciso: DEVI fare qualcosa.
Eppure ci sono così tante cose da fare. Ma quando ti senti come sempre sull'orlo di un primo appuntamento perenne (stai tre ore a scegliere cosa mettere, il profumo, i gioielli, le scarpe, ecc..) così trascorri le giornate.
Forse occorre un nuovo termine pert questo stato di cose e di animo. Non credo sia classificabile come noia, la noia é un po' tranquilla e placida, da poltrona. questa no. E' ansia di fare qualcosa, qualcosa che ti piace, qualcosa che devi fare ma che non decidi una volta per tutte di fare.
Ma non la fai.
Ti senti come in un limbo.
Per questo esco.
In questa città che per me era tutto perché incarnava il mio sogno, e ora é un bel ricordo che posso toccare, mi accoglie nelle sue stradine umide e invase dalle pozzanghere e dalla puzza di fogna. Le strade più frequentate sono intasate da gente di corsa o che passeggia ma che comunque ti irrita, perché ti urta quando ti sfreccia accanto e ti blocca il passaggio quando devi camminare tu.
Aspetti e ti scansi.
Entri in un negozio?
Le commesse verranno subito, che palle..non posso guardare e basta?
E' così bello guardarmi intorno senza fare nulla. E' come un piccolo lusso. Un cioccolatino senza grassi o vedere un film al cinema senza pagare il biglietto e saltando la fila, ricevere una carezza inaspettata quando pensavi che ci voleva proprio in quel momento e sei felice che la persona che fa questo gesto ha capito il momento perfetto, questo, in cui farlo.
Aggirarmi senza toccare, scrutare le vetrine, selezionare i vestiti appesi sui manichini annoiati, gli oggetti sparsi alla rinfusa ma in realtà architettati metodicamente dalla nuova giovane commessa fresca di lezione su come si allestisce una vetrina di classe facendola sembrare messa così a caso, alla rinfusa.
Se potessimo vivere su una poltrona con i popcorn accanto e osservare, ascoltare tutto, solo per il puro piacere di farlo.
Vado. Magari mi ascolto un toscano che "smoccola". C'é sempre qualcosa da imparare.
domenica 9 marzo 2008
(APPLAUSE)
Dov'é finito lo spirito sportivo, l'antagonismo sano e semplice, senza questo schifo mediatico, senza paroloni, senza che un presidente della Repubblica debba richiamare ogni giorno alla moderatezza come se fosse una maestra dell'asilo a dover placare la sua classe di mocciosi?
Forse Berlusconi pensa di fare presa sulla parte peggiore dell'Italia, la maggioranza degli italiani che guardano anziché osservare, urlano e applaudono "EEEEeeeehhh!!!!!!!" dopo che lui lancia una proposta politica come fosse al mercato. Che tristezza che tanta gente lo segua, come lui poi molti altri ce ne sono, che seguono il suo esempio, che dice di lavorare per la libertà...ancora non é chiaro da cosa. O da chi.
E ora é entrato anche nelle nostre teste:"gli italiani ci chiedono di vincere, di andare al governo..."...ma chi gliele dice queste cose?cosa fuma?Chi gli chiede cosa??
Forse è una tattica: suggestiona il pubblico, gli fa il lavaggio del cervello ogni giorno "io vincerò, voi mi voterete, io vincerò, voi mi voterete..".
Che tristezza.
Se ancora avrà vittoria un elemento simile, il problema non é della politica italiana, ma degli italiani.
"I-ttaliani!" e tutti lì sotto: "EEEEEeeeehhh!!!!!!!!"
mercoledì 27 febbraio 2008
Una domanda
La sua canzone in gara é praticamente identica ad un'altra, sua, degli anni '80.
E cosa fanno?
Continuano a trattarla come la bambina capricciosa che va accontentata perché sennò chissà cosa ci combina: fuori dal concorso, sì, ma la faranno comunque cantare.
A me non piace questo modo di fare, soprattutto perché mi sembra una mancanza di rispetto nei confronti degli altri artisti in gara.
Le regole ci sono, perché concederle questo?
Ci fosse stato uno sconosciuto qualunque, certamente avrebbe ricevuto una lettera di biasimo dal presidente della repubblica. La scomunica del papa.
E' questo passare sopra gli errori, concedere comunque nonostante si é nel torto che fa male all'Italia, fa male a tutti...questo troppo dire "ma sì", "per una volta", "é così famosa che sarebbe un peccato"...certo che pur di fare audience...bah.
Una piccola ingiustizia, una oggi, un'altra domani, che giorno dopo giorno faranno sempre cadere più in basso gli ascolti (del Sanremo) e la dignità in generale.
Nella mia borsa c'é anche questa domanda:
"Uno su 100..."
"Non cercare il favore della moltitudine: raramente esso si ottiene con mezzi leciti e onesti.
Cerca piuttosto l'approvazione dei pochi; ma non contare le voci, soppesale".
-I. Kant-
domenica 24 febbraio 2008
Fenomeno rapida
Non sto parlando del Corso principale della mia città (Terni), ma proprio di un fenomeno che caratterizza tutti i Corsi, di tutte le città, soprattutto quelle piccole.
Si usano infatti termini che rientrano nell'ambito "acquatico": "facciamo due vasche?". Nel senso che davvero si nuota, ci si immerge nel flusso trascinante delle persone che camminano, passeggiano, corrono, saltellano nel Corso, questao grande serbatoio di incontro e scontro del sabato pomeriggio.
Sembra di stare in un piccolo aquario, troppo piccolo per la quantità effettivamente grande dei pesci che contiene, ed é anche pericoloso, nel momento in cui ne contiene di diverse qualità, tutte mescolate insieme.
Come mettere insieme tartarughe d'acqua, piragna, pesci rossi, eccetera eccetera...ma che c'azzecca??
Ieri per esempio.
Ci mancavano quelli che vendono i palloncini. Ergo: genitori con pargoletti alle calcagna con questi mostri sorridenti e svolazzanti ad altezza viso. Prima o poi tutti si sono scontrati con un morbido Pikachu.
Le carrozzine, che più che trasporta-poppanti sembrano carri armati. Ora evidentemente non c'é il servo sterzo, si maneggiano male: ti trinciano i piedi, e ovviamente le tue scarpe nuove.
Le mamme si fermano davanti alle vetrine, fissate con lo sguardo su quel completino intimo che potrebbe risvegliare la sopita vita coniugale. Mentre controllano il prezzo mandano avanti il carrozzino per vedere meglio la vetrina. Lì ci sei tu. Che guardi prima le ruote della macchina infernale con sorpresa, poi un'occhiata al bimbo che si succhia le dita dei piedi e poi lo sguardo imbufalito sale sulla madre, ancora intenta a guardare la vetrina.
Dopo due minuti buoni si accorge di te e del tuo sguardo. Sorride e dice "ops, mi scusi!"e se ne va, con la risatina del moccioso, facendo marcia indietro con la grazia di un camionista che porta carico pesante.
Il fenomeno branco, tristemente famoso.
Branchi perché sono tutti accozzati insieme questi ragazzini della generazione successiva alla mia, tutti uguali, perfino nelle espressioni delle facce, che a dispetto dei loro vestiti, si sono mantenute infantili. Sono i "piccoli trentenni": piccoli, perché avranno 12 o 13 anni, ma conciati, perché vestiti sarebbe un complimento, conciati dicevo, come trentenni.
Ti vengono addosso perché sono ancora bambini, li si deve capire. Si divertono a sbandare nel grande serbatoio, i branchi poi si riconoscono tra loro, hanno degli elementi distintivi e comunicano tra loro. A volte ci possono essere degli scontri, come tra gang del Bronx o come tra maschi dominanti di specie felina su Geo&Geo.
4 parole di cui: 3 parolacce, una bestemmia, un improperio per i genitori, una sigaretta tenuta ad arte come le floppers dei "RoaringTwenties", piccoli divi e dive che domani hanno il compito di latino.
E poi altri branchi: gli stranieri.
Soprattutto donne ucraine, rumene o altro che hanno ormai fissato i loro ritrovi in certe zone specifiche all'interno del serbatoio. In certi angoli del Corso sembra di stare a Kiev.
Poi le coppiette spaurite, che vagano di vetrina in vetrina, aggrappandosi al vetro per sfuggire ai branchi, ai palloncini, alle vecchiette...Dimenticavo questa categoria.
Ovviamente lentissime, andrebbero a 2 km orari anche in possesso di un'automobile, vanno ovviamente a braccetto anche loro, come per confermare che nel serbatoio conviene stare tutti vicini vicini per non perdersi o confondersi. Si fermano ogni 2 minuti. Hanno un particolare sensore che le rende in grado di fermarsi davanti a chi va di fretta e si trova in un totale e irreparabile ritardo. Avendo percepito la persona che va di fretta dietro di loro, si fermano, stanno 3 minuti per puro gusto sadico di rovinare la giornata altrui, ripartono all'improvviso per poi ribloccarsi.
Non puoi non andargli addosso.
Così, quando ne stai per scavalcare una piccina, le vai addosso, le devi chiedere anche scusa, perché guarda caso pensa che la vuoi derubare, "ci vuoe più rispetto", "questi giovani d'oggi", "ai miei tempi" eccetera eccetera.
Quando questo succede ci si sente dei delinquenti, si fanno incubi sulla povera vecchietta importunata, si teme lo sconto della pena all'inferno.
C'è poi sempre qualcuno che ti viene addosso perché é grosso di per sè, o perché ha con sè grossi pacchi e le mani tutte occupate. Questo soprattutto a Natale.
Ma perché tutti si concentrano nel serbatoio? attrae lo scontro forse? lo scontro tra gente col gelato in mano, la pizza, il cellulare: tutto cade e si mescola, nel casino più totale. Ti chiednono scusa ma non hanno colpito te, ti sente un verme se ti calpestano, perché forse é colpa tua, e di nuovo un pikachu ti viene in faccia.
Ma ecco che, scopri qualcosa. Poco illuminata, alla tua destra c'é la via di fuga.
Come la scala antincendio per colui che cerca salvezza, ci si fionda nella luce soffusa ma libera e pura della stradina laterale, frequentata da pochi, che a quanto pare é troppo vicina al corso per essere malfamata o pericolosa.
Ti senti già più libero, respiri aria pura.
Accanto al tuo compagno o alla compagna di fuga, ti avii verso nuove avventure, via da tutti.
Nella stradina con pochi temerari, siamo tutti partecipi di questo piccolo grande segreto che ci rende fratelli, già inconsciamenti concordi nel mantenerla segreta agli altri, percorriamo le stradine secondarie, liberi, liberi di nuotare come si vuole, fuori dal serbatoio.
E ci sentiamo anche un po' anticonformisti, prigionieri politici che tornano trionfanti alla patria, eroi della nazione.
Dopo tutto questo parlare di massa e masse, di branchi, di adeguarsi al mercato, di adeguarsi al gruppo, un po' di ritorno all'individualismo ci vuole, eccheccacchio.
Auguro a tutti di trovare la vostra strada (secondaria).
lunedì 18 febbraio 2008
Questione di voto, questione di ovaie.
Costui sostiene che da trent'anni si stanno commettendo abusi, si sta usufruendo troppo della legge, stiamo diventando delle assassine, in pratica.
"E' il momento di dire basta" (io direi basta a mangiare,tra le altre cose).
Ecco la soluzione.
Aspettavamo solo un genio come lui che ci sospingesse dal buio dell'ignoranza verso la luce della conoscenza.
Costui vuole eliminare la legge 194.
Forse ciò é dovuto ad un'indigestione di panini...ma la cosa continua decisa già da qualche giorno.
Dunque é un serio obiettivo politico.
Apparte il fatto che é già ridicolo che un uomo metta bocca su una questione prettamente femminile, una persona che non ha figli, che non ha avuto problemi, che non é stato stuprato, eccetera...(ma poi Ferrara non era pure comunista???Mastella docet).
Ma del resto noi donne siamo abituate a dover ascoltare un uomo da una parte e un altro in gonnella dall'altra che decidono in merito ai nostro ovuli, al nostro utero, alla nostra possibilità di mettere al mondo un essere vivente.
Perché é questo che rode a tutti, fondamentalmente. Noi possiamo farlo, voi no. Tac: scatta l'operazione sabotaggio.
E ovviamente anche quella anti-sabotaggio. Molte donne hanno già fatto tanto, ma in questi giorni sembra sempre più evidente come si debba rifare quelle lotte tutte da capo.
Chiarisco subito la mia posizione: l'aborto in generale, é una brutta cosa. Nel senso che, comunque la si possa pensare, é una scelta difficilissima, grave, da non prendere alla leggera.
Sfido a trovare una sola donna che lo abbia fatto senza remore, timori, paure, pentimenti.
E' impossibile.
Si parla sempre di interrompere quel processo che porta alla nascita di una persona.
Anche se lo si fa nel momento in cui é grande come un fagiolo, comunque, ditela come volete: é una scelta difficile, punto e basta.
Detto questo, io, come persona, credo che prima di tutto ognuno debba avere la libertà di scegliere.
Io sono a favore della legge sull'aborto, perché se un giorno dovessi trovarmi in questa situazione, vorrei essere libera.
Io, come donna, credo che ognuna debba avere il diritto di scegliere la cosa giusta per se stessa, scegliere per ciò che crede sia giusto e migliore.
La donna deve portare in grembo un bambino, non Ferrara, non il Papa, non un politico, non altri.
Lasciate perdere.
- E' ovvio che non lasceranno mai perdere, lo sappiamo bene.-
Inoltre: essendoci una legge, io so che posso fare una certa cosa e scelgo se mettere in pratica o meno quella cosa.
Il fatto di scegliere per una soluzione o per un'altra, può essere criticato o meno, ma nessuno deve mettere bocca sul diritto in sé di poter fare una scelta.
"Non condivido la tua affermazione, ma mi batterò perché tu abbia il diritto di dirla" o quasi, disse qualcuno.
C'é anche un'altra cosa da dire.
In Italia la legge c'é, ma a quanto pare, per abortire si devono subire umiliazioni, attese lunghe settimane. La solita melma avvolgente della burocrazia, che, non a caso, cerca in qualche modo di rallentarci, di impedirci, di ostacolarci, nell'applicare quello che é un nostro diritto, quello che, soprattutto é Legge.
Ginecologi che ostacolano il cammino di una donna; guarda caso la maggior parte di loro in certe regioni é obbiettore. In Basilicata lo sono il 93%. Si rifiutano. Hanno anche loro il diritto di scegliere. Ma non siano la maggioranza però.
La difficoltà a volte, c'é addirittura per trovare la pillola del giorno dopo.
Tempi lunghissimi, strutture pubbliche inadeguate.
- Molto interessante l'articolo del Corriere della Sera del 16 febbraio 2008 -
Il signor Ferrara dovrebbe invece dire che il numero degli aborti in Italia sta calando.
Sta calando perché c'é gente disposta (anche economicamente) a spostarsi di nazione in nazione per abortire con più facilità, senza aspettare inutili file, colloqui, umiliazioni di chi ti guarda come guarda un criminale (anzi, per i criminali veri c'é invece più tolleranza). Altre lo fanno illegalmente, con tutti i rischi che conosciamo.
Siamo, insieme all'Irlanda, il paese che più di altri sceglie l'estero per realizzare una scelta, una scelta che é legale, ma che tutti cercano di ostacolare. Soprattutto cresce il numero di donne italiane in Inghilterra, ma anche in Svizzera, dove con "solo" 400 euro si può avere la RU486, la pillola che fa abortire.
Se Ferrara diventerà Ministro della salute, per il cui ruolo si sta candidando, all'interno del PDL, non credo basti scendere in piazza.
Di fronte ad affermazioni come le sue, vedendo che qualcuno ha il coraggio, (anzi, nemmeno é coraggio, sembra essersi proposto serenamente come chi propone una scampagnata tra amici) in un paese democratico e laico di dire cose simili, non so veramente dove andremo a finire.
Il solo fatto che possa dire una cosa del genere in pubblico, per me é oltraggioso.
Attenti e attente dunque a chi votate, a chi ha il potere di decidere, e soprattutto pensate alle donne (a quanto pare non lo si fa mai abbastanza), soprattutto a quelle che non hanno i soldi per andare in Inghilterra o in Svizzera per pagarsi la RU486, ma tornano alla clandestinità.
"La madre degli stupidi é sempre incinta".
E non abortisce mai.